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Strage di Paderno Dugnano. L’analisi della dott.ssa Dorotj Biancanelli, scrittrice, saggista, esperta di Economia._di Marcella Donagemma

  • 9 apr 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Scambiamo due chiacchiere con la dott.ssa Dorotj Biancanelli, scrittrice, saggista, esperta di Economia, ospite di molte trasmissioni televisive in veste di opinionista.

  • La strage di Paderno Dugnano, un evento tragico che ha sconvolto l’opinione pubblica. Dott.ssa Biancanelli, da genitore come ritiene possa essere possibile il verificarsi di una simile atrocità?

Le emozioni, si può pensare a qualcosa di più difficile da gestire e, a volte, comprendere? La tragedia di Paderno Dugnano ci scuote, non può lasciarci indifferenti al grido d’aiuto silenzioso dell’adolescenza. Oggi, la società impone modelli, lascia poco spazio alla libera espressione. Ecco, quindi, che gli adolescenti arrivano a non confrontarsi con il loro malessere, e questo iniziale disagio può trasformarsi in ira, anche profonda, inascoltata e purtroppo incontrollabile. Credo che sia quello il momento in cui potenzialmente possono essere capaci di commettere atti di violenza anche efferati.

  • Rispetto ad una decina di anni fa gli atti di violenza sono aumentati in misura considerevole, cosa è cambiato secondo lei?

Ecco un interrogativo a cui, noi adulti, non dobbiamo smettere di cercare risposte. Gli atti di violenza sono in continuo aumento sia in Italia sia negli altri Paesi. Degrado dei valori morali. In questo, credo si possa riassumere la causa primaria. Di chi è la colpa? È facile scaricare le colpe alla società che si evolve, alla mancanza di riferimenti sicuri e alla precarietà. Non possiamo andare contro al cambiamento, dobbiamo abbracciarlo. E, proprio per questo, famiglia e istruzione, sono le fondamenta cui fare riferimento. Il concetto di famiglia è cambiato, sembra fragile, non è più la fortezza del passato, si sgretola con estrema facilità, le coppie non hanno voglia di impegnarsi e di capire cosa cambiare per riuscire a tenerla unita. Ci si lascia inseguendo l’illusione della libertà, complice anche il peso della frustrazione economica. I ragazzi che vivono in queste realtà disfunzionali saranno adulti poco empatici o non lo saranno affatto.  Da qui nascono i rapporti malati, le interazioni dettate solo dall’interesse, l’incapacità di relazionarsi con gli altri. Crescere senza validi tracciati, senza punti di riferimento, anche da poter sfidare, fronteggiare, porta inevitabilmente a incomprensioni, solitudine, rancore, odio.

  • L’abito, dunque, non fa più il monaco, cosa ne pensa a tal riguardo?

Guardiamo i ragazzi, ma sappiamo ascoltarli? Occorre osservarli, siamo noi che dobbiamo cercare di leggere anche il linguaggio non verbale, essere soprattutto presenti fin dai primi passi. L’adolescenza è un periodo importante per la costruzione del sé ed è fondamentale, credo, riuscire a trasmettere la sicurezza della presenza genitoriale, non come amicale ma come protezione, supporto, e, difficilissimo, come giudice imparziale di comportamenti inadeguati o dannosi. Si dice che il mestiere più difficile sia quello del genitore. Lo è. Soprattutto se capiamo quando è il caso di mettersi da parte, lasciare che i nostri figli sbaglino e conoscano le difficoltà e il dolore di scelte fatte in prima persona.

  • Un consiglio da genitore per i genitori che ci leggono quale potrebbe essere?

Parlate con i vostri figli non appena risulti possibile farlo. È così che si costruiscono insieme, nella fiducia, le logiche di ragionamento. Man mano che si manifestano i dubbi, dovete agire proprio con razionalità, predisponendo un sistema trasversale per risolvere anche i problemi che, inevitabilmente, arriveranno, al fine di rendere i vostri ragazzi, quanto prima, autosufficienti e indipendenti. In una parola, esserci.



 
 
 

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