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ISTANBUL, SECONDO ROUND DI NEGOZIATI FRA RUSSIA E UCRAINA: accordo sui prigionieri ma la tregua è lontana – di Dorotj Biancanelli, Roma-

  • 3 giu 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Ieri, 2 giugno, si è tenuto a Istanbul, in Turchia, il secondo giro di negoziati tra Russia e Ucraina che ha riscosso la percezione di un incontro formale atto allo scambio dei memorandum, senza una reale prospettiva di pace.
Ieri, 2 giugno, si è tenuto a Istanbul, in Turchia, il secondo giro di negoziati tra Russia e Ucraina che ha riscosso la percezione di un incontro formale atto allo scambio dei memorandum, senza una reale prospettiva di pace.

Il ritardo all’appuntamento del capo della delegazione ucraina, il ministro della difesa Rustam Umerov, ha fatto irrigidire gli osservatori russi che accusano il governo di Kiev di sabotare i negoziati e di tenere comportamenti criminosi: sotto accusa i recenti attacchi agli aeroporti militari e ai treni civili che hanno non solo confermato ma anche rafforzato la durezza dell’opinione pubblica russa.

Sono stati comunque presentati i memorandum delle due delegazioni seduti al tavolo delle trattative: il dossier russo non lascia spazio a facili intese. Il Cremlino prevede un cessate il fuoco di un mese avanzando richiesta di ritiro delle truppe ucraine dalle regioni parzialmente occupate dai russi: Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson.

Un’alternativa praticabile, rappresentativa di una seconda opzione finalizzata al raggiungimento di una tregua, consisterebbe oltre che nella ben nota richiesta di neutralità dell’Ucraina con l’impegno a non aderire ad alleanze militari con Stati terzi (niente Nato) proclamando lo stop definitivo ai rifornimenti militari provenienti dall’estero, anche con il ripristino di relazioni commerciali garantendo il transito del gas russo su territorio ucraino.

Ma non è tutto necessario procedere con l’abolizione della legge marziale e nuove elezioni a Kiev prima della firma di un trattato finale.

Mosca insiste: accettare le proposte o continuare con la guerra. Non sembrano dunque, figurare concessioni o compromessi di nessun tipo per la controparte.

Kiev per tutta risposta, rivolge un appello al Presidente americano Donald Trump affinché vengano imposte sanzioni alla Russia per un cessate il fuoco.

Il presidente Zelensky ha dichiarato, dopo che Umerov gli ha riportato le informazioni dell’incontro di ieri, che la Russia vuole una pausa momentanea e non la fine dei combattimenti.

L’unico punto su cui le due delegazioni hanno trovato intesa è il reciproco rilascio dei militari feriti gravemente e malati o comunque di età inferiore ai venticinque anni di età.

Si dovrebbe dichiarare con tutta onestà il fallimento dei negoziati: clausole senza alcun punto d’incontro da una parte e lanci di droni per deragliare treni alla vigilia delle trattative dall’altra ma è meglio spostare l’attenzione sul prossimo round.

Dunque, si attende il terzo appuntamento: la delegazione ucraina secondo quanto dichiarato da Umerov, è pronta ad incontrare i russi a fine giugno.

Nonostante le profonde divergenze, il dialogo resta in sospeso.

Il reciproco rilascio dei prigionieri lascia aperta una flebile speranza, chissà che i prossimi colloqui possano fare la differenza segnando un reale inizio verso la tregua tanto sperata, non ci resta che incrociare le dita auspicando che il buon senso prevalga sulle pretese egoistiche e che la ragionevolezza guidi le decisioni future.


 
 
 

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