Guerre, violenza. Come impattano sull’equilibrio emozionale di chi ne è spettatore? Ne parliamo con la dott.ssa Dorotj Biancanelli.
- 9 apr 2025
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Oggi, con la Dott.ssa Biancanelli, economista, scrittrice e opinionista, parliamo di violenza e conflitti di guerra, temi che non possiamo ignorare.
In che modo Dott.ssa Biancanelli, i conflitti e la violenza, influenzano la nostra percezione emotiva!? Esistono strategie da adottare per trasformare il senso di impotenza in azioni concrete, sia a livello individuale sia collettivo, per supportare la pace?
– I conflitti attuali e le conseguenze drammatiche cui stiamo assistendo e che stanno generando gravissime ripercussioni sulle popolazioni coinvolte direttamente, provocano ovviamente una forte reazione emotiva.
L’incessante esposizione ai report sulle atrocità delle guerre di cui siamo spettatori, possono scatenare l’insorgenza di disturbi d’ansia con la costante sensazione di minaccia. Quanto accade, lascia in una sorta di stato di allerta, in cui paura e angoscia si insinuano in maniera preoccupante nell’ inconscio.
Per chi considera gli scenari bellici un retaggio del secolo scorso, superato e da scordare, scatta il rifiuto, avverte l’impotenza, si sente vulnerabile. É l’espressione autentica dell’incredulità e di una vera e propria destabilizzazione psicologica verso un fallimento inaspettato di risoluzioni diplomatiche. Molto spesso si percepisce un netto calo dell’empatia e della solidarietà, come se la necessità primaria fosse quella di proteggersi da questioni che non si è in grado di affrontare.
La continua esposizione mediatica ad eventi di guerra e violenza può scatenare vere e proprie fobie. Nei casi più gravi è ovviamente necessario l’intervento di un professionista in grado di ristabilire gli equilibri emozionali compromessi. Attivamente è possibile aderire ad organizzazioni e movimenti sul territorio che favoriscono una matura consapevolezza dei diritti, promuovendo i cambiamenti positivi e propositivi per la pace.
La storia racconta, dovremmo trarne insegnamento, ma la memoria dell’uomo è breve e l’irrazionalità va a braccetto con gli interessi politico-economici, minando il diritto all’uguaglianza e la dignità dell’essere umano.





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