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Festival Letterario “LE PAROLE DI LAVINIA”: la dott.ssa DOROTJ BIANCANELLI interviene intrecciando prospettive politico-economiche e letteratura di Marcella DonagemmaDiMarcella Donagemma

  • 28 set 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Il 19 settembre, in occasione della giornata inaugurale della sesta edizione del Festival “Le parole di Lavinia”, all’Hotel Enea di Pomezia, ho incontrato Dorotj Biancanelli, scrittrice, saggista, economista e opinionista televisiva. Con lei abbiamo ripercorso alcuni dei temi emersi nel suo proficuo dialogo con il professor Alessandro Bongarzoni della Sapienza di Roma.

  • Dott.ssa Biancanelli, il professor Bongarzoni ha aperto l’incontro in maniera inconsueta, richiamando il suo romanzo, Il controverso equilibrio delle emozioni, e paragonando la protagonista Tea all’Europa di oggi. Condivide questa originale lettura?

Credo che il parallelismo sia molto calzante. Tea è fragile, insicura, ma trova in sé la forza per riscattarsi. L’Europa, allo stesso modo, deve affrontare paure e debolezze per costruire una nuova immagine di sé, più coesa e coraggiosa.

  • Viviamo un tempo di grandi cambiamenti geopolitici ed economici. Quali sono le sfide più urgenti di cui ha parlato, accennando anche al suo saggio Le prospettive politico-economiche dell’Unione Europea?

Oggi assistiamo a una ridefinizione degli equilibri globali. Biotecnologie, biofabbricazione, transizione ecologica: sono ambiti che impongono una trasformazione radicale. Dobbiamo superare l’economia lineare, basata sull’“usa e getta”, e abbracciare un modello circolare che prolunghi il ciclo di vita dei prodotti. È l’unico modo per ridurre le emissioni e raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030: meno 55% di CO₂ entro il 2030, neutralità climatica entro il 2050

  • Il professor Bongarzoni, citando la teoria di Schumpeter sui cicli di espansione e recessione, le ha chiesto dell’ipotetica “sesta onda” di Kondratiev. Come spiega questa fase?

Ogni ciclo economico è guidato da una rivoluzione tecnologica. Se la quinta onda si identifica con la digitalizzazione, la sesta onda costituirà l’era della post-digitalizzazione: un connubio tra intelligenza artificiale, biotecnologie, biofabbricazione e transizione energetica. Una rivoluzione silenziosa, che costruirà infrastrutture invisibili ma decisive, incidendo su produzione, lavoro e relazioni. Le istituzioni dovranno garantire un equilibrio tra innovazione e diritti fondamentali.

  • Avete parlato di disuguaglianze. L’indice di Gini, che misura le disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza e la crescente disaffezione popolare, oggi sfiora lo 0,47. Che cosa significa e quali scenari prevede?

Significa che il nostro Paese è sempre più diviso. Negli anni ’80 eravamo a 0,35, un dato soddisfacente, che si è mantenuto fino al ’93 con l’entrata in vigore del trattato di Maastricht che ha decretato la nascita dell’Unione europea, poi nel 2008-2009 la situazione si è aggravata con la crisi finanziaria e dei suoi derivati che ha colpito famiglie, imprese e occupazione Ora la distanza tra ricchi e poveri corrisponde a una crescente sfiducia politica e un riflesso diretto sul malessere sociale: Il parallelismo evidenzia un indice attuale allo 0,47 che corrisponde quasi specularmente al 50% di affluenza alle urne registrata nelle ultime elezioni europee. È un dato che ci dice molto: senza ridurre disuguaglianze e disparità economiche, non potremo avere un’Italia più solidale.

  • Oggi non le è stata posta una domanda cruciale sul tema del riarmo europeo. Crede che il progetto sia in linea con i principi democratici dell’Unione europea?

Se il riarmo si tradurrà in una corsa agli armamenti con posture offensive, verranno messi in discussione i principi fondanti dell’Unione europea. Diverso è il caso in cui il riarmo fosse la risposta in termini di difesa della democrazia da derive autoritarie, scoraggiando minacce esterne e rafforzando l’autonomia strategica europea. In ogni caso, ritengo che non dovrebbe mai sottrarre ossigeno a sanità, istruzione e transizione ecologica.

  • In conclusione, qual è il messaggio che spera di aver lasciato?

Credo che oggi, più che mai, sia fondamentale portare il dibattito europeo fuori dalle aule istituzionali e trasformarlo in un dialogo culturale condiviso, in cui ci sentiamo protagonisti e non semplici spettatori. Solo così l’Europa potrà diventare un progetto davvero vicino ai cittadini.

L’intero dialogo ha offerto l’occasione di riportare l’attenzione sul saggio di Dorotj Biancanelli: < Le prospettive politico-economiche dell’Unione Europea>.

Un lungo applauso, cui mi associo, al termine dell’intervento della dott.ssa Biancanelli, ha infine confermato la sentita necessità di affrontare i temi del futuro europeo non solo con rigore analitico ma sicuramente con lucidità e sensibilità culturale.

 
 
 

2 commenti

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Ospite
23 ott 2025
Valutazione 5 stelle su 5.

Bellissimo articolo di Marcella Donagemma, Dorotj meravigliosa...

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Ospite
13 ott 2025
Valutazione 5 stelle su 5.

BELLA E BRAVA

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Ciao, grazie per essere passato di qui

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